FORUM DI CADOLTEN 2018 – «Per un nuovo “respiro” del Creato»

Ecologia, giustizia sociale, solidarietà: la «provvista ideale» di una Comunità
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Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra,
la quale ci sostenta e governa e produce diversi
frutti con coloriti fiori ed erba.
(San Francesco d’Assisi)

Forum di Cadolten 2018
(Fregona, 6 – 9 settembre)

Ecologia, giustizia sociale, solidarietà

Uomo e Natura. Per un nuovo “respiro”del Creato

Incontro a carattere interreligioso sulle tematiche ambientali e culturali promosso dalla Cooperativa sociale Hilal e dalla Comunità Laudato Si’ Treviso-Africa per sensibilizzare ed invitare i giovani ed i cittadini trevigiani a prendersi cura del destino del nostro pianeta, per conservarlo e valorizzarlo secondo i dettami ispirati dall’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.

di Diego Lorenzi

 

Casa Forestale Cadolten (Cooperativa Solidarietà di Treviso)

La Terra soffre perché l’attività umana non tiene in considerazione i limiti delle risorse e l’equità sociale. Il modello produttivo ed economico insegue senza posa il profitto di pochi a scapito della salute, del benessere e della giustizia per molti. I problemi ambientali sono il conto che ci presenta il pianeta e indicano l’urgenza di un cambio di rotta, un ripensamento del nostro modo di abitare la Terra” (Carlo Petrini)

Oggi è più che mai necessaria una rigorosa e virtuosa “manutenzione” del Creato, sottoposto dalle dure leggi dell’uomo ad uno stress naturale senza precedenti. In virtù della rincorsa ad una spietata performance consumistica stiamo rischiando una catastrofe ambientale ed umana rovinosa.

Dobbiamo correre urgentemente ai ripari, cambiando le nostre cattivi abitudini, le nostre regole e stili di vita e di comportamento: in definitiva, dobbiamo modificare il paradigma che sta alla base del nostro modus vivendi di esseri umani.

La speranza che anima tutte le persone di buona volontà, noi per primi, è che si riesca ad invertire il processo di devastazione planetaria, avviando una seria politica di educazione ambientale, a partire dalla scuola e dalle comunità associative, al fine di cambiare abitudini e comportamenti che possono danneggiare l’autentica e genuina convivenza tra Uomo e Natura.

Un’educazione ambientale che riconosca tutti gli esseri viventi degni di attenzione, di rispetto, di tutela e il diritto ad essere valorizzati in quanto “abitanti” e “custodi” del Creato, allo scopo di salvaguardarlo, cercando delle modalità virtuose per coniugare un corretto sviluppo ed una sostenibilità ambientale armoniosa ed efficace.

È un primo passo fondamentale per modificare l’attuale paradigma educativo e formativo e per prendere coscienza che questo devastante e incontrollato modello di sviluppo sta seriamente minacciando la sopravvivenza dell’ecosistema del pianeta.

Per questo ci è sembrato utile proporre, sulla scia della recente nascita della «Comunità Laudato Si’ Treviso-Africa», un’iniziativa indirizzata a riannodare qualche filo importante del confronto tra il mondo dei credenti, nella fattispecie quelli di fede cristiana e musulmana, (rinviando ad altra iniziativa l’incontro anche con il mondo ebraico) e dei non credenti, uniti comunque da un mosaico di ideali, princìpi, valori religiosi, umani e civili che nelle nostre intenzioni verranno poi tradotti in un armonioso esercizio di buone pratiche sociali per una pacifica ed armoniosa convivenza comune.

Alla tematica ambientale è intrecciata la questione della giustizia sociale e della solidarietà, altri argomenti che sono stati trattati nell’enciclica di Papa Francesco Laudato Si’, come parte fondamentale dell’ecologia integrale, perché «il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi».

Migrazioni e Povertà: problematiche

Migrazioni: politiche europee di respingimento, crisi del sistema di “asilo”, rifugiati ambientali, accoglienza e buone pratiche, inserimento lavorativo e inclusione sociale; «è tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa».

Povertà: il povero come nuova categoria razziale, migranti come “poveri tra i poveri”, alienazione del lavoro, nuovo schiavismo e traffico di organi, criminalizzazione della solidarietà, riduzione del cittadino a consumatore. C’è un’«intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta».

A queste questioni è necessario rispondere in termini di educazione e di promozione sociale e culturale, partendo dal mondo della scuola – quindi creando un forte legame con le istituzioni scolastiche, ma anche con le associazioni che si occupano di politiche e di percorsi educativi – e convergendo poi ad un livello associativo più generale, coinvolgendo istituzioni pubbliche e private, associazioni, rete di cittadini, ecc.

Piana del Cansiglio

Forum di Cadolten

Uomo e Natura. Per un nuovo “respiro” del Creato

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Il Forum, ospitato nella Casa Forestale Cadolten (Fregona, in provincia di Treviso), è stato promosso dalla “Cooperativa sociale Hilal” e dalla “Comunità Laudato Si’ Treviso-Africa” per offrire ad alcuni giovani di vari orientamenti religiosi la possibilità di conoscere e confrontarsi sulle tematiche che riguardano l’ecologia integrale, la giustizia sociale e la solidarietà, così come sono state proposte da Papa Francesco nell’Enciclica Laudato Si’.

La Casa Forestale Cadolten della “Cooperativa Solidarietà di Treviso” è situata in un contesto paesaggistico e naturale incantevole, alla confluenza di alcune vie d’accesso verso dimore e rifugi di montagna dell’Alpago che si immergono nell’ambiente circostante in modo armonioso. Da questo punto di vista il Cansiglio offre un habitat ideale per un’immersione fisica e spirituale fuori dal comune, un contatto Uomo – Natura – Spiritualità autentico e incomparabile. È un luogo «a misura d’uomo» che invita all’intimità riflessiva, alla comunione di spirito, alla condivisione solidale.
Lo capisci all’istante, quando, una volta all’interno prendi posto nell’ampio salone che funge da ritrovo, refettorio e da sala convegni. Si respira un’aria familiare, la grande stufa a legna è un invito ad una genuina convivialità, i grandi tavoli ad un caloroso abbraccio collettivo.

Un gruppo di partecipanti al Forum nella sala-refettorio della “Casa Forestale di Cadolten”

 

I tre giorni trascorsi insieme

Il tema dominante del Forum è stato, come abbiamo accennato, l’ecologia integrale, interconnesso con riflessioni e discussioni che hanno riguardato le questioni ambientali, la giustizia sociale, la solidarietà.

Un’ecologia declinata secondo i princìpi della salvaguardia della natura, della conservazione e tutela di tutti quei beni e quelle risorse che fanno del pianeta terra una ricchezza materiale e spirituale a disposizione di tutti gli esseri viventi. Ma anche una terribile fonte di drammatici eventi naturali, causati dallo sfruttamento incontrollato delle risorse, dall’uso e abuso criminale di sostanze e materiali che causano la morte e la distruzione di interi ecosistemi ambientali, dal consumo sempre più massiccio di suolo, dal riscaldamento globale.

È più che mai urgente, quindi, contrastare tutto ciò che stride e contrasta con i princìpi di una corretta “manutenzione” del Creato, invertendo la rotta, cambiando il modello di sviluppo – divenuto insostenibile – e cercando tutti insieme di ricreare le condizioni per preservare i doni della natura, così come ci sono stati offerti dalla Creazione.

Quest’impostazione concettuale ha offerto la possibilità per un intenso confronto con i ragazzi e le ragazze, alimentato e sostenuto dai coordinatori presenti, tra cui Sara Vianello, psicologa che lavora presso l’Hilal e presso altre strutture ad indirizzo sociale e dall’ospite della prima mattinata Lucio Carraro, insegnante, scrittore ed ecologista, che ha condiviso e fatto proprie molte osservazioni e punti di vista contenuti nell’Enciclica di Papa Francesco Laudato Si’, indirizzando la discussione verso una prospettiva che offra delle soluzioni pratiche e indispensabili per invertire il percorso distruttivo, ridefinendo il concetto di sviluppo e di progresso, cambiando lo stile di vita, il modo di pensare e di concepire il bene comune, ascoltando le grida d’allarme che vengono sì dalla natura, ma anche il grido di dolore degli esseri umani che rivendicano una diversa “accoglienza” umana ed esistenziale.

Villaggio “cimbro” di Vallorch (Piana del Cansiglio)


E così, prendendo spunto da quanto era emerso in mattinata, l’incontro pomeridiano
 – complice un’interessante argomentazione sulla questione palestinese sviluppata da Maria Letizia Chiavellati, insegnante e responsabile di un’associazione per il dialogo e relazioni di pace tra Palestina e Israele – è convogliato sul confronto interreligioso e interculturale tra il mondo musulmano e quello ebraico. Partendo dalla nascita dello Stato di Israele nel 1948 e le successive guerre tra arabi e israeliani, il percorso narrativo si è snodato attraverso vari momenti storici e politici significativi, fino ad arrivare ai giorni nostri che vedono esplodere tanti piccoli conflitti in nome soprattutto di rivendicazioni territoriali e religiose alimentate da molti nodi irrisolti, a partire dall’occupazione israeliana di alcuni territori palestinesi per finire agli atti di terrorismo di alcune fazioni politiche legate all’estremismo arabo.

Il confronto su questi temi conflittuali è stato molto aperto e lineare, senza alcun pregiudizio di natura politica, religiosa o filosofica, anche se è emerso chiaramente che, soprattutto a livello giovanile, si fatica a conciliare un interesse squisitamente religioso con questioni che riguardano la geopolitica e che investono le grandi potenze internazionali, che si schierano con l’una o l’altra nazione a seconda degli interessi politici ed economici.

La discussione non poteva non scivolare, poi, sul dialogo interreligioso tra le tre religioni monoteiste: nel gruppo c’erano ragazzi e ragazze che frequentano e praticano i diversi culti religiosi. E qui le divisioni e le contraddizioni sono emerse abbastanza nettamente, da una parte e dall’altra, a significare che la strada per un dialogo sereno e costruttivo è ancora impervia, non comunque impossibile da percorrere. Sulle tematiche che riguardano l’ambiente e sulla necessità di salvaguardare il Creato agendo più incisivamente per la tutela di tutto l’immenso patrimonio naturale, c’è stata invece la più ampia sintonia, a dimostrazione che esiste un terreno comune su cui ritrovarsi e dialogare in modo costruttivo.

 

In primo piano, da sinistra Guido Gasparin, Franco Azzalini e Bruna Pozzebon


L’incontro con Franco Azzalini, un “cimbro” del villaggio di Vallorch

La giornata di sabato 8 si è aperta con una gradevolissima sorpresa: l’arrivo al Forum di Franco Azzalini, un giovane-anziano abitante del villaggio “cimbro” di Vallorch nella Piana del Cansiglio, autore di un libro di fiabe e racconti sulla montagna e sui luoghi dove ha vissuto per lunghi anni: Un Bosco da Fiaba, edito dalla Cooperativa Solidarietà di Treviso.
Il feeling con i ragazzi è stato immediato, autentico e per certi versi sorprendente, data l’inattesa visita. Azzalini – Franco per i ragazzi – si è rivelato un torrente in piena, passando in rassegna gran parte della sua vita nei boschi come un narratore sopraffino, un gran cerimoniere di una natura con cui ha intessuto relazioni sempre più intime, fino quasi a “confondersi” con essa, godendone l’essenza.

Villaggio “cimbro” di Vallorch

Ascoltarlo è stata una densa azione terapeutica, pari solo a quella che si prova immergendoci nel fitto del bosco, mettendoci all’ascolto della voce degli alberi – dei faggi, degli abeti, dei larici e delle betulle di quassù –, dei torrenti e degli animali che vivono il bosco nella quiete più assoluta.

Ha raccontato della fauna e della flora e degli incontri con gli animali della “foresta” del Cansiglio (volpi, caprioli, faine, tassi, ecc.) con una naturalezza da vecchio cantastorie che batte e percorre i villaggi e con il tocco quasi divino dello sciamano in intima corrispondenza con il soprannaturale. I suoi racconti e le sue storie sono scivolate via come limpida acqua ruscellante.

Pochi di noi conoscevano il popolo “cimbro”, una comunità quasi estinta, una storia di famiglia, comunque, che si trascina negli anni e che rivive nei secoli; eppure ne racconta con fierezza, con la postura narrativa da storico rappresentante di un popolo solenne e carismatico, la cui storia si rimanda di generazione in generazione e che sembra resistere all’urto di un futuro sempre più lontano.
I ragazzi ne sono rimasti incantati, quelli di colore erano i più entusiasti… chissà per loro che cosa rappresenta questo testimone e questo “albero secolare” dell’antica foresta del tempo che fu. Forse un guizzo di speranza e di riscatto, o un fiotto di luce dopo il dramma dell’umiliante e dolorosa emigrazione.

“È solo per merito dei disperati che ci è data una speranza” (Walter Benjamin)

E, a questo punto, apriamo una parentesi: il giorno prima avevamo ascoltato emozionati alcuni racconti di ragazzi del Sudan, del Ghana e del Gambia. E in silenzio, in segno di rispetto e di “religiosa” condivisione.
Restare inermi, credo che d’ora in poi sarà impossibile, per tutti; accoglierli e cercare di alleviare in qualche modo le loro sofferenze, per far dimenticare il passato e costruire il loro futuro, è  diventata una necessità e un imperativo morale.
È anche per questo che la “Cooperativa Hilal” e le “Comunità Laudato Si’” saranno sempre al loro fianco, perché il dramma delle migrazioni è una questione che riguarda tutti gli esseri umani, e, ontologicamente, la natura stessa dell’“essere”.

Franco Azzalini davanti alla sua abitazione al villaggio “cimbro”


La giornata continua

E così, nel primo pomeriggio, dopo un bel pranzo collettivo nella sala adibita a refettorio
preparato da Samira – un’ottima cuoca di origini marocchine – abbiamo raggiunto il villaggio “cimbro” di Vallorch e visitato l’abitazione di Franco Azzalini, una piccola e semplice dimora, carica di anni e di storia che si insinua nel paesaggio circostante con la grazia, la dignità e la bellezza fiabesca di una vecchia “lanterna magica”: u
n bel tuffo all’indietro, con l’animo trasudante nostalgia del “bel tempo che fu”. Ma questo è il sentimento del tempo che scorre, tra passato, presente e una sua brevissima intermittenza. Chissà che avranno pensato i ragazzi del villaggio incantato di Vallorch… (…)

Alcuni dei partecipanti davanti all’abitazione di Franco Azzalini

Abbracciato e salutato Franco Azzalini, ci siamo quindi diretti alle Grotte del Caglieron, un meraviglioso sito naturale plasmato dalle mani dell’uomo, che si concede ad una visita rinfrescante e rigenerante prima di partire alla volta del monte Pizzoc, per concludere l’intensa giornata ecologica con una boccata d’ossigeno puro, una camminata distensiva e lo sguardo che si nutre di un incantevole panorama mozzafiato.

Grotte del Caglieron (Fregona)

Ho bevuto il silenzio di Dio alla sorgente del bosco.
(Georg Trakl)

Ultimo giorno

La domenica di Casa Cadolten ha offerto a tutti gli ospiti, vecchi e nuovi, un ultimo momento formativo, durante il quale abbiamo passato in rassegna le fasi del meeting, le tematiche e le discussioni che si sono intrecciate attorno ad alcune parole-chiave raccolte in un Cartellone preparato da Sara e da tutto il gruppo: un brain storming di parole e disegni che esprimevano cosa ogni partecipante aveva raccolto e attinto dall’esperienza dei giorni trascorsi insieme. Quanto emerso è stato poi cerchiato con colori diversi in base alle tematiche comuni ritrovate, ovvero: clima di gruppo (il nostro stare insieme come gruppo), ecologia, culture, solidarietà/aiuto.

Alcuni ospiti del Forum davanti al Rifugio Vittorio Veneto (Monte Pizzoc)

 

Ascoltiamo la natura, consegniamoci nelle sue mani 

Dopo la presentazione ed il confronto su tutti i punti enunciati, siamo passati alla fase finale del Forum e sull’esempio delle Buone pratiche di Amatrice promosse e diffuse da Carlo Petrini, abbiamo chiesto a tutti i presenti di fornire alcune indicazioni su quanto detto e discusso durante gli incontri, viste come buoni propositi di cui farsi carico individualmente e collettivamente.

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Carta di Cadolten
Decalogo delle buone pratiche

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1.   Raccogliamo l’acqua piovana per le pratiche di casa, dell’orto e del giardino

2.   Non sprechiamo l’acqua per le pulizie personali e domestiche

3.   Usiamo l’acqua calda per alcune pulizie di casa

4.   Chiediamo l’acqua pubblica e gratuita

5.   Per dissetarci diamo la preferenza all’acqua del rubinetto

6.   Teniamo puliti i boschi

7.   Al taglio del bosco facciamo seguire la riforestazione

8.   Non usiamo i diserbanti e prodotti chimici per le coltivazioni

9.   Incentiviamo l’agricoltura biologica

10. Proponiamo alle scuole di ogni ordine e grado una buona e corretta “educazione ambientale”

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Conclusioni

«Tutto è ancora davanti a noi e tutto è ancora possibile»

Il periodo trascorso nella Casa Forestale di Cadolten è stato per tutti un momento di autentica condivisione e solidarietà. I componenti non si conoscevano, ma la comunione di intenti e le finalità di gruppo si sono prestate ad un’intensa e gratificante socializzazione, favorita certamente dal clima familiare e accogliente del luogo, ma anche da uno spirito comunitario e da una felicità contagiosa che ciascun ospite è riuscito a trasmettere agli altri.

Senza alcuna retorica di circostanza, possiamo affermare che il primo Forum dedicato all’ecologia integrale (ambiente, giustizia sociale e solidarietà) è pienamente riuscito e può rappresentare un interessante tentativo di innesto tematico positivo in una realtà giovanile che cerca in tutti i modi di esprimersi e di offrire delle proprie soluzioni alle complessità della vita e alla cura del pianeta.

C’è una bella osservazione di Mons. Domenico Pompili Vescovo di Rieti e fondatore con Carlo Petrini delle Comunità Laudato Si’, che rappresenta la cifra umana e spirituale della missione salvifica di un uomo, credente o non, al servizio dei suoi simili, sollecitando un messaggio che desideriamo diffondere a tutti coloro che credono in una nuova rinascita, in una rigenerazione, in una palingenesi dell’individuo e del cosmo che ci accoglie. Con la speranza che piano piano le nuove generazioni siano in grado di trasformare il Creato e il pianeta in un luogo “felice” in cui abitare.

«Alla pastorale servono soprattutto dialogo e relazioni. Oggi, il problema della fede è legato alla mancanza di contatti veri con le persone, sempre più individualizzate, sempre con lo sguardo sul display. La prima necessità è “muoversi verso”, è finito il tempo del “devovenire”. Questa è la fisiologia della comunicazione: non basta aver conoscenza del messaggio e del target, occorre capire quali relazioni attivare, sperimentandole».

Questo vale per tutti, perché oggi è più che mai necessario ricreare il paradigma esistenziale, rigenerando il modello di “cattiva” società che abbiamo tutti contribuito a sviluppare e a promuovere. Il tempo sta per scadere e “non c’è più tempo” come dice Carlo Petrini.


Però,  “tutto è ancora davanti a noi e tutto è ancora possibile”. (Arsenij e Andrej Tarkovskij)

Da Lo specchio di Andrej Tarkovskij (1975)*

 

 

Note*

 […]
E sogno io un’anima diversa,
in una nuova veste,
che arde passando dal timore alla speranza
come fiamma che s’alimenta nell’alcool,
priva d’ombra,
che vaghi per la terra
lasciando a suo ricordo, sul tavolo,
un lillà.

Corri, bambino,
non piangere sulla misera Euridice.
Con la tua piccola asta,
per le vie del mondo,
sospingi ancora il tuo cerchio di rame.

Anche se udibile

solo per un piccolo quarto,
in risposta ad ogni tuo passo,
allegra ed asciutta,
la Terra ti mormora nelle orecchie.

(poesia di Arsenij Tarkovskij, padre del regista Andrej, dal film “Lo specchio”, 1975)

 

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