«Diritto di migrare e criminalizzazione dell’accoglienza e della solidarietà nell’epoca dei populismi»

CORSO DI EDUCAZIONE STRADALE ORGANIZZATO DALLA COOPERATIVA HILAL
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«Diritto di migrare e criminalizzazione dell’accoglienza e della solidarietà nell’epoca dei populismi»

1. Nelle ultime settimane c’è stato un durissimo attacco del governo italiano nei confronti delle ONG che soccorrono i naufraghi nel Mediterraneo e l’incredibile presa di posizione del Ministro dell’Interno a favore della chiusura dei porti, negando di fatto il diritto sacrosanto di ogni essere umano ad essere accolto e assistito in momenti di difficoltà.
Recentemente siamo stati testimoni del comportamento inqualificabile della Guardia costiera libica che ha lasciato morire in mare alcune persone.
Come si è giunti secondo lei a questo livello di odio e disprezzo per i diritti umani e civili in un paese come l’Italia che si era sempre contraddistinto per l’accoglienza e la solidarietà?

(Elena Furlanetto) Questa crisi umanitaria, nel senso di sospensione dei diritti umani e in quello di crisi di umanità, si deve ad un intrico di fattori troppo complessi da affrontare in poche righe. Ma sono certa che uno di questi sia la svalutazione della cultura, della filosofia, dell’arte, della letteratura, della poesia, decaduti a beni accessori, non essenziali alla vita. L’informatica e l’ingegneria elettrotecnica sono cose sacrosante, ma chi ci insegna a capire l’anima, a vedere l’Altro, a com-patire, se non la cultura. “Con la cultura non si mangia” ci dicono improbabili filosofi al supermercato. Spero che ora sia chiaro che senza cultura si muore; peggio ancora, si lascia morire. La cultura è un bene essenziale alla vita: un vuoto di cultura si riempie di tragedia. “Studi filosofia? E poi che cosa ci fai?” Ci divento un essere umano.

 

(Francesca Rolandi)   A mio parere è difficile spiegare come l’ondata di xenofobia e disumanizzazione dell’Altro che sta investendo l’Italia abbia preso piede così velocemente. Sicuramente si è assistito a un processo di ampliamento della soglia di ciò che può essere socialmente percepito come legittimo, che ha dato libero sfogo alle pulsioni più oscure. Giocare con la vita di altri esseri umani è in questo momento ammesso, e addirittura viene scelto attraverso un calcolo di convenienze politiche. Ci sarebbero molti sinistri parallelismi con altri periodi storici, alle volte calzanti, altre meno. Quello che mi sembra emerga però è che la centralità dei diritti umani che per molti decenni era stata centrale nell’Europa occidentale e poi l’Unione Europea si è trasformata in un’insistenza sulle pratiche repressive e securitarie. E di questo sono sicuramente protagoniste le nuove destre, ma anche in parte le politiche di molti governi centristi europei, che hanno snaturato dall’interno l’accesso ai diritti. Un esempio è la criminalizzazione della solidarietà che ha preso piede in paesi con diversi partiti al governo, dall’Ungheria, alla Francia, all’Italia. In questo modo si è ribaltata la narrazione che dal dopoguerra in poi descriveva gli operatori umanitari come degli eroi dei tempi moderni. E si è contribuito alla costruzione di una situazione emergenziale che di per sé giustificherebbe l’impossibilità di adempiere agli impegni internazionali (quali l’accesso al diritto d’asilo).

 

 

(Luigi Viola)   La risposta è complessa e va ricercata anzitutto nel dominio dei nuovi modelli della comunicazione basati sulla disintermediazione introdotta dai social networks, che permettono un gioco di squadra ben strutturato tra i think tank – occultati nel gran mare della rete e travestiti da siti di informazione, pagine FB, blogs, ecc., finalizzati alla diffusione di determinate linee di pensiero che interpretano le paure collettive, le ansie di chi non si sente sicuro nel proprio status, traducendole in una forma di consenso verso ideologie sorte nella rete stessa come manifestazione di visioni alternative allo status quo e all’informazione “ufficiale” – e i leader di gruppi politici la cui agenda si basa sul rapporto orizzontale, demagogico e populista con i propri elettori, dei quali si individuano e si carezzano i desiderata, fatti emergere e potenziati esponenzialmente proprio dai think tank. Un sottile e straordinario disegno di espropriazione della autonomia di pensiero nel nome della libertà di parola che passa frequentemente attraverso la tecnica delle fake news, notizie false create ad arte, o la ripetizione ininterrotta di luoghi comuni. I principali temi che vengono agitati sono quelli del complottismo economico finanziario, dell’antieuropeismo, della xenofobia che travalica nel razzismo pur mai ammettendolo, nell’antisemitismo e nella islamofobia, nel sovranismo, nella cui proclamazione è implicita una violenta critica al superamento delle frontiere, al progresso sociale e alla globalizzazione degli ultimi decenni.

Anche il disprezzo per la scienza (no-vax) e la cultura (radical chic), fanno parte di questo nuovo corso ideologico, nel quale l’ignoranza, quanto più è profonda, tanto più rappresenta un valore condiviso.

Non mancano, a corollario ed integrazione, la difesa della famiglia tradizionale, intesa come unica espressione “naturale” e come baluardo omofobo contro le teorie gender, espressione di lobbies che sarebbero responsabili, in questa visione complottista, di un preciso progetto internazionale di dominio e che si potrebbero ironicamente (ma non troppo) definire “pluto-giudaico-massoniche” a cui manca dunque solo l’appellativo “demo” diversamente attualizzato e valorizzato.

 

Come stupirsi allora che il cinismo, l’odio e il disprezzo dell’altro, trasmessi costantemente come legittima difesa da un nemico invisibile che prende le forme dell’alterità, di chi è diverso, regnino “sovrani” nel pensiero antilluminista dei sovranisti, che la prevaricazione, l’insulto, l’augurio di morte siano la prassi quotidiana nell’offensiva online di un popolo che ha smarrito i connotati della civiltà liberale e della sua stessa fede tradizionale in un Dio di misericordia, rappresentato da un crocefisso che non trasmette più il sentimento di condivisione partecipe della sofferenza umana, ma diventa invece strumentalmente un mero simbolo identitario da imporre ai credenti di altre confessioni e ai non credenti come un marchio esclusivo. Questo porta ad oltraggiare e sbeffeggiare, esibendo pubblicamente un rosario brandito come una spada, proprio quei cattolici e il Papa in primis che cercano ancora di difendere e proporre i fondamenti della propria etica, che si vuole debba poggiare su una religione di pace, di misericordia e fratellanza.

Il fatto che questo spirito profondamente reazionario trovi posto oggi non solo in frange neopagane sempre più forti e visibili, ma anche tra persone che professano fedi basate sul comando dell’amore per il prossimo o sul ricordo dell’antica schiavitù che noi stessi abbiamo attraversato derivandone il dovere morale di proteggere lo straniero e il bisognoso, è ciò che atterrisce di più.

Nello specifico il tema dell’accoglienza dei migranti è diventato un banco di prova della nuova ideologia “antibuonista”, con ben visibili radici di estrema destra fascista, alla faccia della furiosa negazione di tale legame e del vantato superamento delle categorie di destra e sinistra, mai tramontate in realtà, come ben si capisce quando il “Male” viene direttamente fatto incarnare dalla “sinistra”, presunta protagonista di tutti gli obbrobri di un passato superato e ben distinto dall’innovativo e radioso presente. Un’immagine che ha trovato plastica evidenza nel recente video propagandistico del duo Di Maio – Toninelli relativo all’aereo di Stato acquistato da Renzi per le missioni dei ministri e delle imprese italiane all’estero, in cui quest’ultimo veniva presentato come una sorta di Ceausescu, con tutta la conseguente retorica da post ancien regime. Davvero ridicolo anche per chi non ha mai amato Renzi. La permeabilità – specie tra gli strati economicamente più deboli e culturalmente impreparati della popolazione – di questa nuova ideologia e la viralità del suo diffondersi in rete sono espressione di una grave patologia sociale che attanaglia il nuovo secolo e sono la negazione di secoli di faticose conquiste culturali e sociali, un ritorno all’indistinto che toglie le speranze di emancipazione, non riguardando peraltro solo l’Italia.

 
 

 

2. Che fare, a questo punto, per contrastare la deriva xenofoba e autoritaria che sta dilagando nel paese, senza per altro trovare una qualche forma di resistenza sia a livello politico, che sociale e culturale, se non per merito di qualche coraggioso personaggio pubblico?

(Elena Furlanetto)  Decidere di schierarsi dalla parte dell’umanità e fare di questa scelta una battaglia personale. E imparare a comunicare i nostri valori a cuore aperto. La risposta è sempre il dialogo.

(Francesca Rolandi)  I danni apportati da questa ondata di xenofobia sono molteplici e richiederanno un lungo lavoro. Dal punto di vista culturale ed educativo credo sarà necessario essere attivi su un doppio binario. Da una parte lavorare sull’intercultura e la reciproca conoscenza. Dare un volto e un nome a una persona aiuta a sfatare i pregiudizi attribuiti a una categoria. Dall’altra parte però sarà necessario stimolare il pensiero critico, il cui affossamento sta alla base dell’odierno fenomeno della disinformazione e delle fake news. Che in questo momento ha come focus principale il fenomeno migratorio, ma che potrebbe toccare anche altri ambiti.

(Luigi Viola)   Mi è impossibile dare una risposta concreta al di fuori dei soliti generici richiami alla sensibilità e all’intelligenza o semplicemente all’umanitarismo che dovrebbero contraddistinguere un’idea moderna di democrazia. A poco valgono ormai gli appelli che si limitano a salvare la coscienza di chi li fa. Molte sono le responsabilità dell’Europa stessa e della sinistra nel fallimento di un progetto efficace di cittadinanza. Si dovrebbe forse ripartire da un’autocritica capace di destare nuove energie, traendo linfa, per quanto ci riguarda come Paese, dall’esempio dei padri della cultura italiana democratica, dai fratelli Carlo e Nello Rosselli ed Emilio ed Enzo Sereni a Eugenio Curiel, Antonio Gramsci e Piero Gobetti, da Altiero Spinelli a Danilo Dolci, Piero Calamandrei, e tanti altri, ma non so davvero come si possa fare ad incidere ancora sulla coscienza di un Paese in cui la famiglia ha abdicato al ruolo educativo e la scuola non trova una adeguata centralità, né riesco ad immaginare come si possano contrastare efficacemente le politiche populiste di Salvini come di Orbán in Europa, piuttosto che di Trump e Putin nel mondo in mancanza di una strategia altrettanto forte e socialmente diffusa ed assimilata di quella che si è dato da anni il network dei think tank reazionari che sostengono questi leader e che sta tentando in tutto il mondo, non certo solo in Italia e finora con successo, di demolire radicalmente quanto una società occidentale moderna e liberale aveva lentamente e progressivamente costruito, frutto di ideali e di molte lotte e sacrifici, definendo non solo l’ambito dei doveri ma anche dei diritti della persona in considerazione del valore assegnato all’essere umano nella sua universale integrità ed unicità. Valore messo radicalmente in discussione.

«Rabbi Johanan disse: “Quando vedrete una generazione sprofondare sempre di più, attendete [il Messia], dal momento che è scritto, ‘e il popolo afflitto tu salverai’ [II Samuele 22:28]». Rabbi Johanan disse: “Quando vedrete una generazione sopraffatta da molte tribolazioni, come se fosse un fiume debordante, attendetelo, perché è scritto ‘quando i nemici arriveranno debordanti, lo Spirito del Signore innalzerà uno stendardo contro di loro’; cosa che è seguita da “e il Redentore verrà a Sion”». (Talmud bavli, trattato Sanhedrin).

 

* Elena Furlanetto, ricercatrice universitaria, Università Duisburg-Essen (D)

* Francesca Rolandi, Università di Rijeka (Fiume), giornalista (Q Code Mag — Osservatorio Balcani e Caucaso – Transeuropa)

* Luigi Viola, artista, studioso delle religioni, in particolare dell’ebraismo