La nostra storia

La Cooperativa “HILAL” scs è nata il 15 aprile 1999 da due soci italiani e da due marocchini, la prima vera e riconosciuta «integrazione». Con questo atto amministrativo pubblico si è voluto sancire il carattere transculturale del progetto da parte del management dell’Hilal, allo scopo di gettare le basi per un proficuo lavoro comune, fondato sul rispetto, sulla convivenza e sulla cooperazione reciproca.

I progetti si sono concretizzati attraverso una piattaforma programmatica che ha visto al primo posto l’accoglienza dell’«altro» e del «diverso», sia esso cittadino italiano che straniero, l’assistenza agli immigrati, la loro tutela umana e giuridica, la promozione dei diritti fondamentali per una civile convivenza.

 

 

L’attività della Cooperativa si è sviluppata fin dall’inizio lungo questi due assi principali:

 la mediazione culturale e linguistica a favore soprattutto degli immigrati
 l’accoglienza e l’assistenza a persone straniere in difficoltà, in primo luogo ai richiedenti-asilo

 

E l’intervento si è attuato attraverso una mediazione finalizzata a:

–  supportare il lavoro dei Servizi sociali comunali
–  sostenere alcune forme di accoglienza e di assistenza a favore di minori stranieri arrivati in Italia e delle loro famiglie, attraverso un servizio svolto all’interno
di alcuni istituti scolastici di Treviso e provincia
–  organizzare e promuovere dei percorsi formativi per gli insegnanti
–  progettare e realizzare delle attività interculturali rivolte a gruppi di alunni, o a singole classi di un istituto scolastico
–  tradurre e mettere a disposizione molti materiali informativi, documenti, testi scolastici e non

 

 

All’interno di questa attività di mediazione sono stati promossi e realizzati i seguenti progetti:

un laboratorio sperimentale per l’insegnamento della lingua italiana per alunni di madrelingua araba, realizzato in collaborazione con la Direzione Didattica e la Scuola Media Statale di Paese (TV) -1999/2001

«LA CITTA’ AMBULANTE», ovvero la ricostruzione – tramite una scenografia teatrale realizzata ad hoc – di una città araba nelle sue parti principali: la casa, il suq (mercato), la moschea.

Attraverso questo progetto, presentato a Treviso e provincia ed in altre province del Veneto, si è cercato di trasmettere, in particolar modo ai bambini, il valore delle culture cosiddette altre, facendoli essere protagonisti a pieno titolo, seppur per un tempo limitato, della vita quotidiana di un altro Paese – 2000/2005

 

Moschea Hassan II – Casablanca (Marocco)

 

Suq marocchino

Case tradizionali arabo-marocchine a Chefchaouen (la città blu)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cos’è la CITTÀ AMBULANTE

È una città che viaggia in vari luoghi, manifestazioni, scuole, fabbriche…
In questa città “misteriosa” c’è una risposta visibile del modo di vivere, della storia, delle tradizioni, dell’arte, il SUQ (mercato), il denaro, i giochi, la musica, il matrimonio, le feste…
insomma, la vita in tutti i suoi aspetti, compreso quello della morte.
Impareremo anche la scrittura della città, i proverbi; ci saranno sfilate e danze. Saranno messi a disposizione vestiti tipici di questa città e ci saranno degli animatori che ci aiuteranno a “vivere” in questa città.
Sarà un laboratorio dove i bambini italiani potranno conoscere le cose “esotiche”, e gli adulti potranno sentirsi turisti a casa propria.

Lisa Gasparin, presidente della Cooperativa Hilal e Adel Jabbar dell’Università di Trento durante il seminario su “Islam e cultura occidentale” – 28 settembre 2000, Palazzo Giacomelli, Treviso

Seminario di studio su “Islam e cultura occidentale”, Palazzo Giacomelli, Treviso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’ambito del progetto “La città ambulante” sono state promosse molte iniziative, soprattutto in ambito scolastico ed alcuni convegni-seminari di studio, tra i quali uno importante ospitato presso Palazzo Giacomelli di Treviso (sede di rappresentanza di Unindustria), dal titolo “Islam e cultura occidentale”.

 

 

ALTRI PERCORSI

La Cooperativa, a partire dall’anno 2002, ha realizzato in convenzione con l’Azienda ULSS n. 9 le seguenti attività:

a) in ambito ospedaliero, presso il Presidio Ospedaliero di Treviso e i reparti degli Ospedali di Treviso, Oderzo e Motta di Livenza e all’interno dei Servizi territoriali dell’Azienda ULSS n. 9, garantendo la presenza stabile di un mediatore linguistico-culturale.

Questo Servizio si è sviluppato attraverso le seguenti modalità:

– l’intervento «a chiamata» nei Reparti dei Presidi Ospedalieri di Treviso, Oderzo e Motta di Livenza e dei Servizi suddetti per varie aree geografiche – albanese, arabo, bangla, bulgaro, cinese, francese (e lingue della Costa d’Avorio e del Burkina Faso), hindi, kosovaro, inglese, iraniano, nigeriano, persiano, polacco, punjabi, rumeno, russo, senegalese, serbo-croato, sloveno, spagnolo, tedesco, turco, ukraino, ungherese, lingua dei segni

– un servizio di traduzione di materiali cartacei (opuscoli informativi, ecc.)

– la realizzazione di incontri formativi per Operatori socio-sanitari su argomenti legati all’ambito di interesse

 

b) in ambito territoriale

Attuazione (dall’anno 2003) del servizio di «Mediazione linguistico-culturale in area materno-infantile», finanziato dall’Azienda ULSS n. 9 (L. 285/97 e L.R. 9/90) che prevede interventi «a chiamata» all’interno delle scuole e dei Servizi territoriali dell’Azienda ULSS n. 9 di Treviso

In quest’ambito, Hilal s.c.s. ha realizzato anche alcune attività informative seminariali rivolte agli Operatori socio-sanitari, in particolare:

– «Dialogo Ospedale – Territorio sull’immigrazione» – Dicembre 2002 – «Il sistema sanitario in Marocco», con la partecipazione della prof.ssa Hayat KISSAYI dell’università Mohammad V di Rabat (Marocco) – Marzo 2008 – «Progetti di inserimento abitativo».
Dal 2004 la Cooperativa ha vissuto l’esperienza della gestione di alcuni alloggi dati in affitto a cittadini stranieri. Anche in questo caso l’obiettivo è quello di far acquisire ai nuovi cittadini una certa autonomia, mirando all’accompagnamento verso la locazione o acquisto diretto della loro abitazione, nel normale mercato immobiliare.

In particolare, Hilal s.c.s. ha dato il suo contributo, in collaborazione con l’ULSS n. 9 ed altri attori del privato sociale, alla gestione della questione «S. Artemio», fornendo una sistemazione abitativa a 15 cittadini migranti che occupavano i locali dell’ex Ospedale Psichiatrico.

 

Università Mohammad V di Rabat (Marocco)

Ex Ospedale Psichiatrico Sant’Artemio,Treviso (ora sede della Provincia)

 

 

 

 

 

Progetti di inserimento lavorativo

La presenza straniera in Italia e nella provincia trevigiana costituisce ormai un elemento consolidato ed integrante della nostra economia ed i progetti di permanenza dei migranti presenti nel nostro territorio sono ormai a medio e spesso a lungo termine. Si pone quindi la necessità di una diversa e più completa organizzazione sia sul piano sociale che su quello lavorativo.

Questi nuovi cittadini necessitano di strumenti per progetti specifici per il loro inserimento. Quindi, se il problema linguistico è quello che di primo acchito si presenta a chi si trova a contatto con questi nuovi cittadini-lavoratori di provenienza straniera, assume un’importanza fondamentale anche la questione culturale.

La conoscenza della cultura di provenienza dei propri lavoratori stranieri è elemento importante per un approccio efficace e proficuo con queste persone. Questo è importante per la serenità, oltre che per la maggiore produttività dell’ambiente di lavoro, per i lavoratori stranieri, ma anche per quelli italiani. Questi ultimi, infatti, possono aver bisogno di alcune «chiavi di lettura» per potersi meglio rapportare con i loro colleghi, assieme ai quali trascorrono buona parte della loro giornata lavorativa. D’altro canto gli immigrati stessi non sempre conoscono il funzionamento del nostro sistema burocratico ed economico-produttivo, rischiando di non sapere come muoversi all’interno della nostra amministrazione.
Anche i settori dirigenziali delle aziende o delle imprese potrebbero aver bisogno di capire quali siano le modalità più efficaci per cercare di integrare al meglio, nei limiti del «consentito» dall’andamento del lavoro dell’azienda stessa, i propri impiegati stranieri.

 

 

A questo scopo si è studiato un progetto a favore dei migranti alla ricerca di un’occupazione, che prevede di:

– fornire informazioni (a quanti non conoscono le regole e la documentazione necessaria) per ottenere dagli Enti pubblici gli atti amministrativi, i documenti ed i servizi, svolgendo un’attività di tutoring nell’iter burocratico necessari ad ottenere la documentazione richiesta

– dare un aiuto concreto per l’ottenimento dei vari permessi, evitando all’immigrato di assentarsi dal lavoro, preparando la documentazione utile per ottenere la tessera sanitaria, il certificato di residenza, gli appuntamenti per la Questura, l’iscrizione dei bambini a scuola, favorendo così anche le relazioni tra genitori ed insegnanti

– fornire informazioni legali

– promuovere corsi di lingua e cultura italiana, accompagnati da nozioni di educazione civica

In particolare, dal 2004 la Cooperativa, in collaborazione con altre realtà del «privato» sociale, ha attivato alcuni progetti per l’inserimento di alcuni ragazzi e ragazze in ambienti lavorativi «protetti».

Consideriamo questo come primo passo verso l’inserimento definitivo nel mondo del lavoro, facendo acquisire ai ragazzi coinvolti la consapevolezza dell’importanza di uno stile di comportamento corretto e puntuale nei confronti dei colleghi e dell’ambiente di lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Hilal-services», indirizzato alle aziende ed ai lavoratori immigrati

Gli obiettivi sono:

– fornire informazioni all’immigrato per quanto riguarda la documentazione da produrre ai vari Enti pubblici ed in generale i rapporti con la burocrazia
– favorire il primo rapporto della persona immigrata con la fabbrica e l’impresa, promuovendo l’integrazione attraverso la conoscenza del fenomeno, sia per gli stranieri
che per gli italiani

– offrire consulenza nei vari settori alle imprese interessate
– sviluppare iniziative di intermediazione tra le Ambasciate e le persone straniere, evitando alle stesse di chiedere permessi per assentarsi dal posto di lavoro.

 

 

«Progetto donna»

Questo ambito d’azione è indirizzato sia a donne migranti che a donne italiane ed ha come obiettivi:

– fornire gli strumenti linguistici utili a vivere nella quotidianità;
– fornire gli strumenti culturali utili a comprendere la cultura italiana e la vita civile della donna in Italia, in parallelo con la realtà dei paesi di origine

Nello specifico, sono stati realizzati programmi di informazione/formazione sull’interculturalità, a partire da argomenti del quotidiano.
A maggio 2009, in collaborazione con l’Istituto Alberghiero «Alberini» di Treviso, si è realizzato il progetto «Odori del mondo», finanziato dalla Provincia di Treviso.

«Progetto per la realizzazione di un “osservatorio” permanente sull’immigrazione nella provincia di Treviso»

Questo progetto è nato dall’urgenza di creare un «osservatorio» per la nostra provincia, coordinato dall’Amministrazione Provinciale di Treviso, in grado di monitorare la presenza straniera nel territorio. L’obiettivo principale è quello di poter dar vita ad iniziative atte alla conoscenza ed alla gestione del fenomeno migratorio nei suoi vari aspetti (l’alloggio, il lavoro, la cultura), per favorire l’incontro tra culture diverse.

«Progetto Carcere»

È indirizzato sia agli operatori che agli ospiti della casa circondariale.

L’obiettivo è quello di fornire sia agli uni che agli altri gli strumenti linguistici e culturali per favorire un incontro tra culture diverse anche all’interno del carcere, attraverso la creazione di laboratori di vario genere (linguistico, culinario, ecc.) 

Questo progetto è già stato presentato come proposta al Direttore del carcere di Treviso.

 

Pubblicazioni

Nell’ambito di questo filone di attività è stato pubblicato il libro Uomini Blu o Vu Cumprà? – Esperienza e ricerca sull’immigrazione nel Veneto e nel Trevigiano (Europrint Industria Grafica, Quinto di Treviso, 2000).
   
Uomini Blu o Vu Cumprà? è un libro edito nel 2000 e scritto a due mani da Abdallah Khezraji, originario del Marocco e arrivato in Italia il 25 marzo del 1990, responsabile per la Cooperativa Hilal scs dei due Centri per i richiedenti asilo di Treviso e di Mogliano Veneto, e da Lisa Gasparin, mediatrice culturale, laureata in lingua e letteratura araba, presidente della Cooperativa Hilal scs.

È un testo di agile lettura, ricco di racconti, aneddoti e testimonianze dall’universo dell’immigrazione, quella pionieristica e irregolare degli anni ‘80-’90 vissuta in modo libero e spontaneo ed avviata poi ad una vera integrazione culturale e sociale che oggi può essere indicata come un vero modello di civile e proficua collaborazione.

Diviso in due parti, la prima racconta l’originaria esperienza di Abdallah Khezraji, dalla difficile e travagliata esistenza di adolescente costretto a lavorare per aiutare la famiglia, alla frequenza universitaria e finalmente al viaggio verso la «terra promessa», iniziato il 18 marzo 1990. Proseguito poi con l’arrivo in Italia, il primo soggiorno siciliano, il secondo a Sibari (Cosenza) – che ricorda con simpatia, perché nella cittadina calabrese è avvenuto il suo primo «contatto» col mondo del lavoro, un’occupazione come giostraio di cui parla con fierezza, soprattutto per il rapporto umano, autentico e gioioso con i bambini –,  il terzo a Roma e poi finalmente l’arrivo a Treviso, che ha rappresentato per lui un approdo sicuro e in qualche modo felice, anche se i primi tempi sono stati alquanto problematici.

È il 18 ottobre 1990: Abdallah trova il suo primo impiego «in regola», in ambito tessile. Da questo momento ha inizio per lui una nuova fase della sua esistenza, che coincide con la sua prima vera occupazione lavorativa in Italia, la ricerca di un alloggio, la rete delle amicizie, delle relazioni e della solidarietà. Da qui in avanti il racconto si snoda attraverso alcuni ricordi personali molto felici, tra cui il matrimonio e la famiglia – raccontati con dovizia di particolari, anche attraverso alcuni aneddoti di carattere storico e antropologico –, i primi contatti e rapporti con le varie realtà scolastiche presenti sul territorio, che costituiranno per lui il primo vero «battesimo di fuoco» nel campo delle relazioni umane e professionali, private e istituzionali. Perché, da quello che emerge dalla narrazione e dai successivi riconoscimenti avuti negli anni, la figura di Abdallah spicca per notevoli capacità di mediazione, di diplomazia e di abilità comunicativa, doti che ha certamente mutuato dalle vicissitudini della vita, ma anche da un’innata capacità di dialogo e di condivisione.

Uomini blu – nomadi del deserto

Infatti, tutto questo bagaglio intellettuale e culturale – che gli ha permesso di tessere relazioni importanti ed efficaci, anche in presenza di forti criticità politiche e sociali, come quelle conflittuali con alcuni esponenti della politica anti-immigrazione (a Treviso particolarmente agguerriti) – sfocerà poi nella costituzione di una prima rete associazionistica nel campo dell’assistenza e dell’integrazione per immigrati e non, che si è tradotta in moltissimi incontri, convegni, iniziative culturali, feste, promozione turistica, scambi interculturali. Per dar vita alla fine del 1999 alla Cooperativa Hilal, assieme a Lisa Gasparin, le cui analisi, riflessioni, ricognizioni storico-religiose sull’Islam e dintorni costituiscono la seconda parte del libro.

 

     

Se la prima parte è caratterizzata da un racconto, ricco, vivace ed avvolgente delle esperienze di vita dell’autore di origine marocchina Abdallah Khezraji – una vita vissuta talvolta ai margini della società e poi recuperata ad un’operosa quanto importante rigenerazione esistenziale e professionale –, la seconda, a cura di Lisa Gasparin, si sviluppa attraverso un’indagine attenta e documentata, fornita di dati, note e molte informazioni sulla «presenza islamica» in Europa, in Italia, in Veneto ed infine a Treviso.

Nel primo capitolo vengono presi in considerazione i flussi migratori verso l’Europa, che hanno avuto origine negli anni ‘60 del secolo scorso, in conseguenza dell’indipendenza di alcuni Stati africani e della stipula di «trattati» sull’immigrazione da parte di alcuni paesi nord-europei in seguito allo sviluppo socio-economico di molte nazioni europee e alla richiesta, quindi, di un numero sempre maggiore di mano d’opera. L’immigrazione, infatti, aumentò notevolmente negli anni ‘70 e fu necessario provvedere ad avviare delle nuove politiche per l’integrazione, che comprendevano anche il riconoscimento di determinati diritti civili e religiosi.

L’espansione dell’Islam avvenne con gradualità, così come il suo riconoscimento da parte dell’autorità politica locale, favorito anche dalla costituzione e diffusione di molte associazioni e comunità islamiche sul territorio, che si fecero fautrici di molte istanze civili e sociali, contribuendo al dialogo e al confronto per una civile e armoniosa convivenza.

 

Miniatura di un manoscritto arabo (1250 ca.).


Il capitolo seguente prende in esame l’Islam in Italia, le cui prime tracce risalgono alla metà del ‘600 in seguito all’arrivo in Sicilia dei primi migranti provenienti dai paesi africani. Due secoli dopo avvenne il primo vero sbarco musulmano in alcune città dell’isola, dapprima a Mazara, poi a Palermo e via via in tutte le altre. Ma la presenza arabo-musulmana continuerà poi in altre regioni dell’Italia meridionale, come la Sardegna, la Puglia, la Calabria, la Campania e il Lazio. Da notare, facendo riferimento al Veneto, come la città di Venezia sia stata storicamente e culturalmente (fin dal XII secolo) una città votata alla cooperazione con il mondo musulmano, attraverso i suoi traffici commerciali, gli scambi ed una forte condivisione storico-artistica.

Un’attenzione particolare merita il capitolo dedicato alla presenza delle associazioni islamiche nel nostro paese; si va dalle associazioni etno-nazionali alle Entità economiche, alle associazioni professionali, a quelle islamico-culturali – che si intrecciano poi con alcune riflessioni sui luoghi di culto (moschee e luoghi di preghiera) – e alle autorità religiose (Imam).
Interessante è poi la successiva, breve quanto approfondita indagine sulle 3 comunità dove è più forte la presenza della componente musulmana:
la comunità marocchina, tunisina, senegalese (da leggere, perché ne emerge uno spaccato sconosciuto quanto importante per un giusta conoscenza del fenomeno migratorio).

Esponenti di alcune Comunità islamiche durante un convegno a Treviso (Hotel Maggior Consiglio, ottobre 2017)

Treviso, Palazzo dei Trecento e Piazza dei Signori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli ultimi due capitoli riguardano l’Islam nel Veneto e a Treviso, regione e città dove la presenza di immigrati si è accresciuta notevolmente a partire dagli anni ‘90. L’analisi, dopo una breve introduzione generale, prende in considerazione la presenza arabo-musulmana nella nostra regione e lo sviluppo di una rete estesa di associazionismo a partire dagli anni settanta. Sul piano numerico un dato interessante è dato dalle dimensioni del fenomeno migratorio, rilevato attraverso alcuni dati (che risalgono alla fine degli anni novanta), con qualche curiosità: ad esempio, la più vecchia comunità è quella di Padova, mentre quella più numerosa è di Vicenza. Dal punto di vista etnico, quella marocchina è la più forte, seguita da quella tunisina.

Un aspetto importante dello sviluppo di queste comunità è offerto da alcune riflessioni e analisi proposte da vari studiosi: il Veneto è la regione che conta il più alto numeri di associazioni di volontari, laici e cattolici ed anche se il volontariato è ancora poco sviluppato tra gli immigrati, rappresenta comunque un grosso sostegno sia a livello sociale che istituzionale (sul fenomeno migratorio a Treviso, l’autrice ha dedicato studio e lavoro per alcuni anni, attraverso una ricerca molto accurata, trasmessa e divulgata poi attraverso molti testi e documenti, di cui questo libro costituisce una testimonianza).

In sintesi: la prima ondata migratoria nel trevigiano si è avuta attorno agli anni ‘80 ed è proseguita nei ‘90 a seguito della sanatoria del ministro Martelli, come si è accennato in alcune parti del volume. Nel 1990 si contavano circa 2.500 unità, attirate dalla richiesta di manodopera e dallo sviluppo del mercato del lavoro.
Con l’incremento della popolazione migrante hanno cominciato a delinearsi alcune problematiche, connesse con le richieste di alloggi e con una vera politica di integrazione. Tuttavia, per rispondere a queste esigenze, si sono create molte associazioni a carattere sociale, che hanno contribuito in maniera determinante ad avviare un’importante azione di assistenza e sostegno per molti immigrati.                                                                                                        

Alcuni richiedenti asilo della cooperativa Hilal con l’insegnante di italiano

Abdallah Khezraji, responsabile della Cooperativa Hilal

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La città di Treviso è sempre stata molto sensibile ad azioni di accoglienza e di autentica condivisione con quanti si sentono (e sono) di fatto emarginati: nel territorio operano numerose istituzioni culturali e sociali, affiancate da molte associazioni che hanno creato e sviluppato importanti sinergie e relazioni con istituzioni politiche e organi di governo, gettando le basi per una vera politica di«integrazione», che ad oggi ha prodotto dei buoni risultati sotto il punto di vista umano, sociale e civile. Grande importanza ha certamente rivestito l’opera di numerosi volontari della Cooperative sociali, i quali, attraverso un paziente ed efficace lavoro di mediazione e tessitura culturale, hanno creato le condizioni per un’integrazione sempre più consapevole e armoniosa, in linea con i principi che regolano un corretto rapporto civile e sociale tra tutti i cittadini, al di là del colore della pelle, del credo politico e religioso e del paese di provenienza.

Sin dalla fondazione della Cooperativa Hilal, si sono realizzati, ad esempio, vari progetti di inserimento e accompagnamento lavorativo in alcune Aziende trevigiane. Con i lavoratori stranieri si è lavorato poi dal punto di vista della conoscenza linguistica, fornendo gli elementi di base della lingua italiana e di conoscenza gestionale ed organizzativa dell’Azienda di inserimento. Con gli imprenditori, invece, si è lavorato sulla conoscenza delle culture di provenienza dei nuovi inseriti, tenendo conto anche e soprattutto degli aspetti religiosi.

Da rilevare, infine, che dal mese di aprile 2015, su richiesta della Prefettura di Treviso, la Cooperativa ha attivato una nuova linea di intervento a favore di persone profughe/migranti/richiedenti asilo, accogliendoli in alcune strutture,  come l’Ex Ferro Hotel di Treviso situato in via Dandolo, 16 e Le Magnolie in via Malombra 6 (Zerman  di Mogliano Veneto) ed in alcuni alloggi nei comuni di Salgareda, Villorba e Treviso.

 

© cooperativahilal